Su e giù 16 volte da Vaie a Folatone Alla fine: “Sono un po’ stanchino…”
VAIE Un’impresa da guinnes dei primati quella compiuta sabato 3 ottobre da Mattia Cardello. Il giovane portacolori del Valsusa Running Team è andato su e giù, da Vaie alla frazione Folatone, per ben 16 volte di fila. Robe da matti, verrebbe da dire. E un po’ è così: Mattia Cardello, è riuscito a portare a termine il suo Everesting cioè a superare il dislivello degli 8848 metri della montagna più alta al mondo.
Per farlo ha scelto un percorso nel cuore della valle di Susa, quello che da Vaie porta fino alla borgata Folatone, circa 600 metri di dislivello, ripetendole consecutivamente per 16 volte, per un totale di 9709 metri di dislivello, percorrendo 97 km e impiegando 28 ore e 40 minuti.
Mattia è partito sabato 3 ottobre alle 14.30 in punto dal piazzale della chiesa di Vaie e ha concluso la sua fatica domenica sera intorno alle 19.
Ci sono stati momenti di crisi, specialmente durante la notte, ma Mattia è riuscito a superarli grazie al sostegno psicologico degli amici che a turno lo hanno accompagnato lungo i tratti del percorso. A sostenerlo anche i familiari che gli hanno garantito i rifornimenti durante l’impresa.
All’arrivo tanti amici a festeggiarlo. Alla fine lui ha pronunciato la frase pronunciata da Tom Hanks nel film Forrest Gump: ‘Sono un po’ stanchino, credo che tornerò a casa ora’.
In effetti un po’ stanco lo era anche se, di sicuro, stava già pensando alla prossima impresa!
Qualche giorno dopo, recuperate le forze, cco che Mattia rivolge il suo ringraziamento a chi l’ha sostenuto nell’impresa e racconta alcuni episodi tra il divertente e il quasi tragico: “Vincenzo – scrive in un post sui social – è stato il mio compagno di viaggio nei primi 5 giri e poi nel 13° e nel 14°. Nonostante negli ultimi periodi non si sia allenato molto ha tenuto il mio passo fino alla fine. Ho apprezzato tantissimo il suo aiuto, mi è stato accanto finché ne ha avuto la possibilità! Ha avuto solo una pecca, prima di andarsene ingenuamente mi ha detto: ‘Ah, adesso vado a casa, mi faccio
una bella doccia calda e mi bevo una tazza di latte con i biscotti’. Queste parole, nella testa di una persona che deve affrontare ancora circa 20 ore di fatica e che improvvisamente si trova da sola in mezzo al bosco al buio, sono state un macigno che quasi mi impediva di andare avanti”. Poi, scherza (ma non troppo) l’atleta, “un altro giro di stenti e arriva un vocale da Vince: ‘Mattia com’è? Io mi sono bevuto una bella tazza di latte e poi ho mangiato una vaschetta di gelato’. E’ stato il colpo di grazia…” Però, prosegue Mattia Cardello, è proprio a questo punto che sono entrati in gioco tanti altri amici “ come Gabriele Abate, il coach, che è stato il primo a cui ho raccontato la cavolata che avevo intenzione di fare. Per me il suo parere era fondamentale e quando mi ha detto: ‘Puoi provare’, la piccola luce di speranza che c’era in me è diventata un potente faro… come la lampada frontale di scorta che mi ha prestato). Con Giusy mi ha convinto che la crisi si poteva superare e che l’impresa era ancora possibile”
Marco Albano Bruno Andolfatto

