Società & Cultura

Carlo Cottarelli: “Un’Italia dello zero virgola ma fuori dalla crisi. Ora servono riforme vere”

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L’intervento dell’economista alla Miniera Culturale in Periferia

Ottant’anni senza guerra: un traguardo senza precedenti nella storia dell’Italia unita. Carlo Cottarelli, intervistato da Filomena Greco, ha aperto il suo intervento alla Miniera Culturale giovedì 15 gennaio con questa riflessione, invitando a considerare le sfide attuali da una prospettiva più ampia rispetto alla sola contingenza economica. “Per trovare un periodo così lungo di pace ininterrotta – ha ricordato – bisogna risalire all’Impero Romano, tra il 69 e il 170 d.C., un secolo privo di battaglie”.

Dal quadro storico il discorso si è spostato rapidamente all’equilibrio geopolitico attuale, dominato per decenni dagli Stati Uniti ma oggi “conteso con la Cina”, protagonista di una crescita “mai vista prima in soli quarant’anni”. Da Paese con il 2% del PIL mondiale, la Cina è diventata la prima potenza industriale del pianeta, mentre gli USA mantengono il primato nella produzione tecnologica e nell’intelligenza artificiale. “Ma le cose – ha avvertito Cottarelli – potrebbero cambiare”.

La deterrenza nucleare e il rischio dell’errore

In questo equilibrio precario, Cottarelli ha richiamato il concetto di “Pax Nucleare”, basata sulla deterrenza. “Le bombe termonucleari di oggi sono migliaia di volte più potenti di quelle di Hiroshima e Nagasaki. È la loro potenza distruttiva che tiene lontani i conflitti diretti tra grandi potenze”. 

A dimostrare quanto sottile sia la linea che separa la pace dalla catastrofe, l’economista ha citato l’episodio noto come “Broken Arrow”, avvenuto nel 1961 vicino a Goldsboro, in North Carolina: un bombardiere B-52 perse accidentalmente due ordigni nucleari da 3,8 megatoni. Una delle due bombe attivò quasi tutti i meccanismi di detonazione, fermandosi a un solo interruttore dall’esplosione. “Un caso che mostra come non solo le tensioni internazionali, ma anche l’errore tecnico possano mettere in pericolo il mondo”, ha osservato Cottarelli.

Globalizzazione e nuove disuguaglianze

Sul fronte economico, l’intervento ha toccato il tema della globalizzazione, “un processo che ha portato sia benefici che squilibri, ridisegnando gli equilibri geopolitici”. L’Italia, ha detto Cottarelli, è “il Paese dello zero virgola”, con una crescita più lenta della media europea ma che, nonostante tutto, “sta meglio di quattordici anni fa”.

“Da Berlusconi a Monti, poi da Draghi al Covid – ha ricordato – la crisi sanitaria ha colpito più della crisi produttiva, ma l’Italia ne è uscita. L’aiuto delle istituzioni europee è stato decisivo: la BCE, per due anni e mezzo, è stata il bancomat dell’Italia”. Nel 2020 il deficit era salito a 160 miliardi, a fronte dei 26 miliardi del 2019, ma il sostegno europeo ha permesso un forte rimbalzo, con una crescita superiore a quella del resto d’Europa per due anni consecutivi.

Rimbalzo e ostacoli strutturali

Tuttavia, l’ondata di liquidità ha contribuito all’aumento dell’inflazione, mentre la crescita si è lentamente affievolita. “L’Italia è un Paese dove è complicato investire – ha spiegato Cottarelli –. È vero che l’occupazione cresce, ma spesso si tratta di posti di lavoro poco retribuiti”. Il boom occupazionale, dunque, ha una doppia faccia: da un lato la ripresa numerica, dall’altra stipendi bassi e produttività stagnante.

Tra i nodi che frenano il sistema economico, Cottarelli ha citato l’eccesso di burocrazia, la lentezza della giustizia, il costo dell’energia e una pressione fiscale più pesante rispetto ad altri Paesi, come la Spagna, che pure condivide problemi simili, inclusa la crisi demografica. “La Spagna – ha aggiunto – ha però saputo compensare con flussi migratori dall’America Latina, cosa che in Italia non è avvenuta con la stessa efficacia”.

Giovani, riforme, futuro

“È un circolo vizioso – ha concluso Cottarelli –. Per crescere servono investimenti, ma per investire servono regole semplici, tempi certi e una politica capace di guardare oltre l’emergenza”. Il messaggio finale è stato un invito a ritrovare fiducia e responsabilità collettiva. “Siamo usciti dalla crisi, ma ora serve una stagione di riforme vere, per garantire ai giovani un futuro di opportunità e non di rassegnazione”.

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