Cronacacronaca

La Francigena Marathon: Un’Avventura di Passo e Fatica

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Domenica 8 giugno 2025. E’ il giorno della Francigena Marathon; la sveglia suona alle 6.45. Il tempo di una colazione fugace e via, verso la Stazione. Il sole è timido ma fa caldo; una cappa d’afa opprime la valle. Un clima torrido che per tutta la giornata si farà sentire sulla fatica di 1.800 camminatori, pronti ad avventurarsi su uno dei tre percorsi della camminata.

Chi scrive ha un desiderio. È alla sua prima partecipazione in un’età ormai prossima alla pensione. Con una certa dose di incoscienza si è iscritto al percorso più impegnativo con l’unico obiettivo di… non avere obiettivi.

Chissà – è il pensiero – che, passo dopo passo, non riesca a unire tutti i puntini dei 45 km del percorso che, da Avigliana, percorre le rive del Lago Grande e attraversa Sant’Ambrogio, sale alla Sacra di San Michele, scende alla Chiusa, prosegue per Vaie, Sant’Antonino, Villar Focchiardo, risale sui monti in riva destra Dora e poi cammina e cammina fino a che, dall’alto, compare Susa; quindi scende e taglia il traguardo nell’arena romana” .

Già descrivere il percorso è faticoso, figuriamoci farlo. Ma tant’è….

Stazione di Avigliana si scende…!”. I pensieri del camminatore errante si interrompono; in mezzo alla frotta di iscritti alla manifestazione, riconoscibili per la maglietta e la sacca arancione fornita dagli organizzatori, raggiunge piazza del Popolo.

“Dieci minuti alla partenza!”; dopo discorsi di rito e i saluti ufficiali il fiume di persone prende il via e tra chiacchiere, battute, amici che si incontrano percorre corso Laghi, poi svolta a destra e sale sulla via dell’antico borgo storico.

I camminatori attraversano piazza Conte Rosso con lo sguardo rivolto ai resti del castello, oltrepassano il Monte Cuneo, affrontano i sentieri sulle rive del Lago Grande, percorrono i sentieri del Parco tormentati dell’unica specie animale che non teme l’estinzione: la zanzara. In mezzo al popolo della Francigena Marathon è tutto un battere di mani sulle braccia, sulle cosce e anche in faccia per tentare di far fronte all’assalto del fastidioso insetto. Ma la bellezza della natura dà una mano a non pensarci troppo.

Tappa ai Bertassi, la frazione divisa tra Avigliana e Sant’Ambrogio con la consapevolezza che il bello deve ancora venire.

Le prime rampe tolgono il fiato e tagliano le gambe. L’illusione di essersi trasformato in un impavido camminatore dopo (appena) 9 mesi di assidua partecipazione al Gruppo Fitwalking di Sant’Antonino, si infrange a metà dell’ascesa.

Il ritmo dei passi scende, il sudore aumenta, il cuore batte forte in petto mentre il sole picchia in testa, il respiro si affanna e il solito, dannato ginocchio inizia a… lamentarsi. Meglio quindi fermarsi di tanto in tanto, prendere fiato e scattare qualche foto, guardare il panorama sulla valle, bere un sorso d’acqua.

La salita riprende. Mollare tutto? Neanche per sogno. Bisogna mettere un passo dietro l’altro a darsi un obiettivo immediato. La Borgata San Pietro non dovrebbe essere lontana. A quel punto arrivare alla Sacra sarà poco più di un attimo.

Il sentiero sale, gira su sé stesso a più riprese, ogni volta illudendo di essere l ’ultima. Ecco la frazione con la sua chiesetta. La Sacra ancora non si vede, avvolta dalla nebbia dell’afa. Dopo ottocento metri lo “svincolo” del sentiero con le pietre sconnesse della mulattiera che lasciano posto all’asfalto. Compare il sepolcro dei monaci e, sullo sfondo, la Sacra mezza nascosta da una nebbiolina che alle 11.30 del mattino ancora l’avvolge.

Pausa, pit stop al box di ristoro. Ricarichiamo la borraccia d’acqua, un ‘croccantino’ di cereali e cioccolato, una mela o, a scelta, una banana è tutto ciò che rimane. Dieci minuti di riposo e via. Bisogna scendere e arrivare a Sant’Antonino entro le 13.30 altrimenti non si potrà proseguire anche se nella mente dell’improvvisato “atleta” si fa strada il pensiero che quasi la metà del percorso per questa volta possa bastare, anzi avanzare.

La discesa è cauta, il timore di scivolare, inciampare e cascare come un salame paralizza un po’, ma la discesa all’ombra dei castagni è confortevole e attenua i contraccolpi sulle ginocchia che… urlano.

Chiusa San Michele e la strada Antica di Francia sono inondate dal sole. La temperatura oltrepassa i 30°. L’estate è iniziata per davvero. Un ultimo sforzo; ora l’obiettivo è arrivare sul traguardo di piazza della Pace in tempo. La strada sembra non finire mai e la percorriamo in perfetta solitudine, ormai tra gli ultimissimi. Com’è che diceva De Coubertin? Ah sì, l’importante è partecipare. Mai vero come oggi.

Ultimo rettilineo. Pochi metri, e il camminatore errante solitario viene accolto saluto della speaker.

Lui si è convinto che, per questa prima volta, possa bastare. Meglio andare a casa, con moglie e figlia.

Doccia, pranzo, pennichella e poi… c’è l’altra maratona, quella della sfida epocale di tennis tra Sinner e Alcaraz al Rolland Garros di Parigi. Il camminatore errante l’affronta dal divano insieme ai Carota Boys sparsi in Italia imprecando gli dei del tennis per la sconfitta dell’asso italiano arrivata dopo cinque ore e passa Ma questa è tutta un’altra storia….Per oggi è tutto, e scusate se è poco.

Bruno Andolfatto

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