Giovani valsusini ad Auschwitz sul treno della memoria
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, scriveva Primo Levi nell’appendice all’edizione scolastica di “Se questo è un uomo”, e proprio per questo motivo quattro ragazzi di Sant’Antonino di Susa, Chiara Rolando, Maurizio Gioberto, Silvano Ciriacono e Marta Decao sono partiti insieme ad altri 750 studenti piemontesi alla volta dei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, in Polonia.
L’occasione per questa esperienza nasce dalla collaborazione del Comune con l’associazione Terra del Fuoco che ogni anno, in vista della Giornata della Memoria, organizza questi viaggi che sono preceduti da quattro incontri formativi per «dare una preparazione storica ai ragazzi poiché molti di loro non hanno ancora affrontato a scuola la Seconda Guerra Mondiale e per prepararli psicologicamente per quello che vedranno» come spiega Chiara Cuatto, una delle educatrici.
Il viaggio è iniziato il 18 gennaio da Torino con la partenza in treno per Cracovia, un viaggio di circa ventiquattro ore durante le quali «si è ballato, dormito, cantato e soprattutto riflettuto, con l’aiuto degli educatori, sull’esperienza che avremmo fatto nei giorni seguenti» spiega Chiara Rolando.
Giunti a destinazione i ragazzi hanno avuto modo di visitare la città, con il suo antico ghetto ebraico, e assistere a uno spettacolo teatrale di Marco Alotto per prepararsi al momento centrale del viaggio, la visita ai campi di sterminio.
Nella giornata di sabato 21 hanno ripercorso le stesse strade, sono entrati e hanno visto con i propri occhi gli stessi luoghi di Auschwitz che quasi settant’anni fa videro lo sterminio di 1.200.000 esseri umani. “Non credo di poter descrivere ciò che ho provato”, racconta Maurizio Gioberto “Sono luoghi mistici, che non si limitano a starti davanti in silenzio, ma sospirano, e il silenzio è ricco di suoni, e aleggia un qualcosa di davvero inconcepibile. Sono luoghi da sentire, toccare e respirare, non da spiegare”. Durante la visita ai campi i ragazzi hanno avuto modo di riflettere a fondo su quella che era l’organizzazione schematica della Soluzione Finale e ciò cui questo ha portato negli anni di attività del campo. La seconda parte della giornata li ha portati nel vicino campo di Birkenau, tristemente noto al mondo per i suoi forni crematori e le camere a gas, dove hanno assistito a una cerimonia di commemorazione davanti al monumento della memoria, durante la quale ogni partecipante ha ricordato una vittima dei campi. “Il mio punto di vista è stato certamente rafforzato facendomi capire quanto può essere pericoloso l’odio sconsiderato, quindi spero da qui in avanti di poter guidare tutte le mie scelte con una maggiore dose di sentimenti positivi”, prosegue Maurizio Gioberto, mentre per Chiara Rolando questo viaggio “mi ha fatto capire che non bisogna stare nella cosiddetta “zona grigia”, cioè rimanere con le mani in mano quando avvengono dei soprusi nei confronti di altre persone pensando che tanto a me non capiterà mai” perché come recitava una vecchia poesia “Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Un’esperienza che tutti dovrebbero provare per non dimenticare ciò che l’uomo e stato in grado di compiere e adoperarsi affinché non accada più.
Mattia Davriù
