Si marcia per la Beltrame I sindaci camminano con i lavoratori lungo la statale 25 fino a Borgone
Si torna a marciare questa mattina, giovedì 4 aprile, in Valle di Susa. Non più contro la Tav ma, questa volta, per il lavoro. Anzi, per difendere uno dei vecchi avamposti dell’industria pesante e della siderurgia valsusina: la Beltrame (un tempo Acciaierie Ferrero) di San Didero-Bruzolo. Insieme ai 350 lavoratori ci saranno i sindaci della bassa valle di Susa. L’appuntamento è alle 8.30 davanti ai cancelli dello stabilimento. Poco dopo le nove il corteo partirà e percorrerà la Statale 25 per arrivare nella piazza centrale di Borgone dove interverranno i sindacalisti.
Intanto, dopo l’intenzione di chiudere annunciata la settimana scorsa dal managment aziendale in una riunione a Roma, prosegue la mobilitazione dei lavoratori che presidiano giorno e notte gli ingressi dello stabilimento. Lavoratori che sembrano non voler credere al destino segnato dai vertici del gruppo veneto che nel 2002 assorbì la vecchia Ferrero. Per loro questo altro pezzo di manifattura valsusina, torinese e piemontese non deve morire. E guardano con speranza al 10 aprile, data fissata per l’ennesimo incontro al tavolo “romano”. Nelle parole di Silvano Leone, delegato Fim-Cisl, il racconto delle ultime riunioni con i vertici Beltrame che, dice, “due settimane fa a un confronto con l’assessore regionale Porchietto hanno informato che le perdite dello stabilimento ammontano a 15 milioni di euro. Mentre una settimana fa, al tavolo ministeriale, l’amministratore delegato Zambon ha sostenuto che il rosso era di 25 milioni. Robe da non crederci; come si fa a dare cifre così diverse da una settimana all’altra? E poi i dirigenti non hanno mai presentato alcun documento, tutti numeri detti a voce, scritti su bigliettini di carta”.
Già, fa eco un altro lavoratore. “Qui il vero problema è che la proprietà non si rende conto di aver affidato l’azienda a manager improvvisati. Speriamo se ne renda conto in fretta, li cacci via e riprenda la produzione”. Va da sé che l’azienda, nell’ultimo incontro, ha sostenuto che le differenze competitive tra il sito torinese e quello francese di Trith Saint Leger sono insostenibili per logistica, costi dell’energia e del rottame. Durante la riunione, riferiscono i sindacati, il gruppo ha descritto un quadro preoccupante per il rapido deteriorarsi nel primo trimestre del 2013 delle previsioni che avevano orientato a ottobre 2012 la definizione dei budget: una diminuzione del 15-20% dei volumi, una tendenza al rialzo dei prezzi del rottame ferroso, una riduzione nei margini operativi di circa 30 euro per tonnellata. E i sindacati ritengono “inaccettabile” la scelta di chiudere l’acciaieria, non solo perché cambia la decisione assunta appena a dicembre 2012 di definire un piano industriale di transizione al 2015, con una prospettiva che non compromettesse il sito di San Didero, ma a non rappresenta e non può rappresentare la soluzione ad un problema che investe le strategie dell’insieme del gruppo, in Italia e all’estero. In campo sono scese le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. “Abbiamo chiesto – si legge in una nota congiunta dei sindacati – che il gruppo presenti un quadro di riferimento in grado di collocare il confronto e di far discendere le scelte non solo dagli andamenti di mercato, ma da una strategia industriale in grado di difendere il patrimonio di eccellenze che Beltrame può vantare nella produzione dei laminati mercantili”.
Le tre sigle riferiscono che il ministero dello Sviluppo ha condiviso le loro obiezioni e richieste, riconvocando le parti a Roma per mercoledì 10 aprile.
Intanto domani si marcia, da San Didero a Borgone. Ci saranno i sindaci. E anche l’assessore regionale Claudia Porchietto che, proprio ieri, ha lanciato l’idea di utilizzare parte delle compensazioni per la costruzione della Torino-Lione al salvataggio dell’acciaieria (e di 350 posti di lavoro).
Immediata la reazione negativa dei No Tav valsusini. Anche se, sul fronte valsusino, è il sindaco di S.Antonino e consigliere provinciale del Partito Democratico Antonio Ferrentino a dure che “conoscendo l’assessore, la sua è una proposta seria.
Per questo la sollecito a invitare i Parlamentari Piemontesi ad un incontro urgente per trasformare questa idea in una proposta operativa. La Valle di Susa non può perdere anche questo stabilimento, oggetto negli anni scorsi di un pesante intervento, in termini di investimenti, per adeguare la produzione alle norme contro l’inquinamento”
