Società & Cultura

Chi si occupa dei nostri anziani

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In valle di Susa sono 19 mila le persone con più di 65 anni. Le risposte di Asl e Conisa

A PARLARNE VIENE subito in mente il ritornello di una canzone del mitico Domenico Modugno… “il vecchietto dove lo metto, dove lo metto non si sa…” Correvano gli anni ’70 e già si intravvedevano i primi segnali di un cambiamento epocale: l’invecchiamento della popolazione, l’allungamento della vita, il baby-boom che inesorabilmente si sgonfiava. Quel ritornello che torna in mente, inesorabile, a volte con i toni di una sottile perfidia se si pensa agli anziani (ma perché non torniamo a chiamarli i nostri “vecchi”?) non come alle persone che ci hanno dato tanto, a volte tutto, e a cui dobbiamo una cosa sola: gratitudine. Ma come a “pesi” sociali da scaricare su altri, su quella che un po’ genericamente chiamiamo “società”. Moralismo? Forse.

Prima dei numeri, le persone

Ma prima di parlare di case di riposo, di liste d’attesa, di Unità di Valutazione Geriatrica e relativi parametri, di servizi offerti per l’assistenza domiciliare da Asl e Conisa, forse un pensierino eticamente sostenibile proprio male non ci sta. E chi meglio di Pasquale Grassano, direttore del distretto sanitario valsusino dell’Asl, può proporcelo? Eccolo: “La vecchiaia? Smettiamola di pensarla come una malattia e consideriamola invece come una condizione della persona che dovrebbe trovare un suo primo livello di accettazione nella famiglia e nelle persone vicine all’anziano”.​

Un buon inizio per cominciare questo viaggio nelle risorse del territorio per gli anziani ultrasessantacinquenni più o meno o per nulla autosufficienti. Lo facciamo con lo stesso Grassano, ma anche con Anna Blais, che ricopre analogo ruolo nel Conisa, il Consorzio che gestisce i servizi socio assistenziali in valle di Susa.

I posti letto e le “aride cifre”

Le strutture oggi non mancano. Parliamo delle cosiddette “case di riposo”. E scopriamo che, per la Valle di Susa, la Regione ha stabilito un numero di posti letto “convenzionati” (con l’Asl che paga metà della retta) pari al 2 per cento dei circa 19 mila anziani. Facendo la percentuale sono 380 posti letto. “Attualmente – spiega Grassano – in valle di Susa siamo a 327 posti letto convenzionati occupati, con una percentuale dell’1,7%”. Se poi si esce dalla logica della convenzione con l’Asl per entrare in quella “privata” (spese tutte a carico della famiglia) la percentuale dei posti letto supera il 3 per cento.

Aride cifre. Che non rendono la complessità del pianeta anziani. Già, perché dietro e dentro i numeri ci sono le persone, le famiglie con le loro situazioni e le loro condizioni. Così, parlando con Grassano e Blais, escono quadri diversi: l’anziano che vive solo e quello che vuole andare in casa di riposo per non pesare sui figli e sui parenti; le famiglie che vorrebbero accudire l’anziano ma che non ce la fanno; le famiglie che se ne occupano senza troppi problemi e quelle che potrebbero ma non vogliono farlo. E poi le famiglie per cui l’anziano diventa pure una risorsa… economica, visto che il Conisa, tra le soluzioni in campo, mette pure l’affido intrafamigliare, con tanto di corresponsione economica (tariffe stabilite dalla Regione Piemonte) per il parente che si occupa dell’anziano non autosufficiente.

Il ruolo delle istituzioni

E le istituzioni? Grassano: “Devono rispondere ad attese e bisogni in modo obiettivo, applicando principi e parametri precisi che stabiliscono, per ogni caso da esaminare e da risolvere, la gravità sanitaria e sociale”. E questo, dice Anna Blais, “spiega il motivo per cui Asl e Conisa operano insieme. Del resto è la normativa regionale a stabilire con precisione i parametri che tutte le Aziende Sanitarie e i consorzi socio assistenziali, nelle diverse realtà del Piemonte, sono tenuti ad applicare in modo trasparente”.

Poi ci sono le risorse che vengono messe in campo, i posti letto nelle strutture e i servizi domiciliari. Con un criterio: “Promuovere scelte che favoriscano, finché possibile, la permanenza dell’anziano a casa sua”.

Da dove cominciare: il PASS

Ma cosa devono fare i familiari con un anziano a carico? Innanzitutto, chiedere, informarsi e poi valutare la situazione. Recandosi al “Pass” (Punto di Accoglienza Socio Sanitario), presente ad Avigliana, Condove, Susa, Oulx. Lo sportello, nato un anno fa su iniziativa del Conisa e del Distretto Sanitario dell’ASL TO3, si rivolge alle persone anziane non autosufficienti, agli adulti affetti da patologie croniche invalidanti e, soprattutto, ai loro familiari che possono avere informazioni sui diritti e richiedere le prestazioni ed i servizi.

“Nei Pass – spiegano Grassano e Blais – opera un’équipe integrata, formata da infermieri professionali e assistenti sociali che hanno il compito di ascoltare, capire, valutare e proporre la gamma delle possibili soluzioni cercando di individuare, insieme ai familiari dell’anziano, la scelta più adatta al caso. Per ogni persona, quindi, è possibile pensare und realizzare un progetto assistenziale individualizzato”.

La valutazione geriatrica (UVG)

Poi c’è la successiva valutazione sul campo: un’équipe (composta da un assistente sociale, un infermiere e un medico geriatra) incontra direttamente l’anziano a casa sua. A quel punto viene presentata l’istanza, con la richiesta del servizio (assistenza domiciliare o ricovero in casa di riposo) che sarà poi valutata dall’Unità Valutativa Geriatrica (Uvg), una commissione mista composta da un medico, un assistente sociale, un infermiere professionale e un geriatra.

“La commissione – spiega Grassano – valuta tutti gli aspetti del caso (la gravità sanitaria e la gravità sociale) e assegna un punteggio, secondo precisi parametri stabiliti dalle normative. Stabilendo, innanzitutto, l’autosufficienza dell’anziano, che viene valutata anche qui, con parametri obiettivi secondo scale di valutazione fisica, psichica, sociale e funzionale (capacità di svolgere funzioni come prepararsi da mangiare, vestirsi, fare la spesa, curare l’igiene personale, ecc.)”. E il punteggio consente di collocare il caso esaminato in una delle tre classi del bisogno assistenziale: alto, medio o basso. “Ed è ovvio – precisano Grassano e Blais – che gli anziani con alto e medio bisogno assistenziale hanno la priorità”.

Graduatorie e incomprensioni

Ma sono proprio le graduatorie dell’Uvg a provocare qualche incomprensione. “Ogni volta che si riunisce – spiegano Grassano e Blais – l’Uvg esamina le situazioni e risponde ai casi più gravi in quel preciso momento. Per questo la collocazione di un anziano nella graduatoria può variare. Non c’è alcun diritto di precedenza che derivi dal periodo in cui si è inseriti, ma tutto dipende dalla gravità sanitaria e sociale del caso. Per questo, quando si verifica un aggravamento delle condizioni sanitarie dell’anziano o un peggioramento della condizione sociale, è bene che i familiari tornino al Pass per chiedere un’ulteriore verifica del caso da parte dell’Unità di Valutazione Geriatrica”.

BRUNO ANDOLFATTO

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