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| Giorgio Falca |
RIVERA (Almese) – Ha lasciato sgomenti la notizia della morte di Giorgio Falca. Tanto è vero che il tam tam di notizie si è sparso a macchia d’olio tra Almese e Rivera dove lui è stato un animatore della comunità. Aveva solo 67 anni e lunedì 16, verso sera, un infarto l’ha spento. Lascia la moglie, Liliana Piardi, e due figli, Fabrizio e Silvia.
Toni Ferigo: “Giorgio Falca, un Santo minore del Sindacato”
La sorte ha portato via ai suoi cari e tutti noi Giorgio Falca, improvvisamente, in una sera di luglio. Giorgio entra a pieno titolo nella schiera dei “santi minori” del sindacato. I “santi maggiori” sono i fondatori, i grandi contrattualisti, gli innovatori , i tracciatori di strade. Tutti conoscono i loro nomi ma, come scrisse uno di loro, sono i santi minori, quelli poco citati che fanno il sindacato, lo costruiscono nei posti di lavoro, ne danno l’immagine lo fanno incontrare con chi lavora.
Cosa sarebbe una Chiesa se insieme a S. Antonio da Padova, grande predicatore, non ci fosse anche S.Antonio abate con la sua umiltà contadina? Cosa sarebbe il sindacato senza persone come Giorgio? Ci sarebbe ancora?
L’impegno nel sindacato è stato una parte importante nella sua vita di Giorgio Falca. Prima in fabbrica alla Teksid e poi nella Federazione Pensionati. Giorgio è stato uomo di Pace, un Mite delle beatitudini, un amante della giustizia. Era il suo modo di essere al mondo ed è stato così anche nell’attività sindacale.
Senza retorica , era per noi non solo un delegato scrupoloso, consapevole, che faceva un mucchio di iscritti e godeva della fiducia dei suoi compagni, ma parecchio di più: un riferimento ed un esempio. L’umiltà lo portava a dire poche parole nel suo italo-piemontese, essenziali e sempre efficaci. Non era uomo da grandi discorsi, ancor meno da comizi. Preferiva ascoltare e rispondere se poteva.
Nella lettera di saluto, all’arrivo della pensione scrive “ un ringraziamento a tutti i lavoratori che mi hanno aiutato a capire i loro e i miei problemi . Diceva solo quello che conosceva bene. Era aperto , curioso, non dogmatico, gli piaceva Giovanni XXIII, il grande Papa della nostra giovinezza “ Cercate quello che unisce più di quello che divide”. Perché l’intolleranza è la peggior cosa che può sorgere tra noi. Tentava sempre di smussare gli spigoli, ridimensionare i contrasti senza cedere sui principi di fondo: l’onestà, la trasparenza, la giustizia. L’ho visto indignarsi e alzare i toni ed erano collere non facili da sopire.
Giorgio aveva un rapporto d’amore con il sindacato. Nella lettera citata di saluto ai compagni di lavoro scrive “ Un grazie al sindacato che mi ha dato la possibilità di istruirmi nei limiti delle mie capacità con spirito critico”. Noi diciamo grazie a te Giorgio per la fortuna d’averti incontrato a agito insieme.
Permettetemi ora una nota personale. Io e Giorgio ci volevamo bene anche se non ce lo siamo mai detto. C’era simpatia, affetto, ci faceva piacere essere vicini di casa, nello stesso cortile. Quando ci si incontrava nell’orto ,per strada, mi guardava con un po’ di bonaria ironia , un bel sorriso e la domanda era sempre la stessa , in piemontese “ Alura come va, dove sei stato. Che succede nel mondo”. E la considerazione: “Certo, da noi ci sono problemi, ma laggiù..”.
Giorgio era un autodidatta leggeva di tutto, soprattutto romanzi. Ogni tanto mi capitava in casa con un libro, spesso di un grande romanziere del passato e io facevo finta di averlo letto.
Lo chiamavo con gli amici Leonardo, sapeva far tutto. Orto,frutteto,vigna ( aveva rilanciato un doc locale), api e falegnameria. Tutti abbiamo approfittato della sua maestria e generosità. Il tavolo su cui consumo i pasti l’ha fabbricato lui.
Giorgio era un amante della sua terra in cui affondano le radici della sua famiglia. Dedicò impegno per farla più bella e accogliente e per impedire che altre ferite la segnassero. Era senza dichiarazioni un amante della Pace , un nemico della violenza, non solo fisica ma anche del linguaggio e del gesto, nel suo evangelico modo di vivere la sua semplice Fede.
Mi mancherai Giorgio e ti saluto e con un verso di una bellissima canzone di Guccini, grande poeta:”Vorrei sapere che ancora mi ascolti e come allora sorridi “. Ora riposa nella pace dei giusti, degli operatori di pace e costruttori di giustizia. Di chi non ha buttato via la sua vita.
A Liliana, Fabrizio, Silvia, la sorella i parenti tutti, l’augurio che tra poco tempo ci ritroveremo a parlare di Giorgio, con inevitabile nostalgia, ma con la serenità nel cuore come lui vorrebbe ricordando la sua frase finale della sua lettera: “Si ricomincia e ricordatevi che ogni giorno per brutto che sia vale la pena di essere vissuto”
Toni Ferigo
Aurelio Amprino (Cisl): “Per me era un fratello”
L’impegno nel sindacato e tra i lavoratori degli stabilimenti di Avigliana
POSSIAMO DIRLO. Con GIORGIO FALCA se ne va un pezzo importante della storia del sindacato valsusino e di un’organizzazione importante come la CISL. Già, perché la vita di Giorgio è stata segnata fortemente dall’impegno sindacale e dal lavoro in fabbrica negli stabilimenti di Avigliana. Dove c’era una volta la Fiat che, al massimo del suo fulgore, nel 1973, aveva qualcosa come 4.461 dipendenti (4.025 operai e 436 impiegati). Quasi tutti valsusini e valsangonesi. Giorgio Falca ha attraversato la vicenda di questo stabilimento. In un’intervista a La Valsusa, nel 2002, ricordava il suo primo giorno di lavoro: “Sono arrivato ad Avigliana nel 1963, allora i lavoratori erano poco più di 2700. Entrare in Fiat, in quegli anni, voleva dire lavoro sicuro, posto fisso, stipendio discreto, più alto della media. Basti pensare che prima lavoravo in una fabbrica di un centinaio di dipendenti e prendevo 75 mila lire al mese. In Fiat sono passato a 90 mila lire”.
Poi gli anni del declino. Il passaggio prima alla Teksid, poi i vari smembramenti, il trasferimento di alcune importanti lavorazioni, la divisione dello stabilimento in più parti. Le cessioni. E il sostanziale ridimensionamento dell’occupazione.
Anni difficili, che hanno visto Giorgio Falca in prima fila nel difendere i diritti dei lavoratori. “Per me Giorgio è stato più di un amico: è stato un vero e proprio fratello maggiore”, ricorda Aurelio Amprino, vaiese, compagno di mille battaglie. “Giorgio mi ha aiutato a crescere dal punto di vista umano e sindacale. Era una persona straordinaria per il suo forte senso di giustizia e il suo grande equilibrio. Alcuni, soprattutto negli ambienti più di sinistra, lo ritenevano un ingenuo. Ma per me avevano torto. Giorgio è sempre stato un uomo coerente ed equilibrato. Insieme abbiamo costruito la presenza della Cisl nello stabilimento di Avigliana. Facevamo un giornalino che raccontava fuori dai denti quello che succedeva in fabbrica. Io curavo la parte delle vignette, lui gli aspetti tecnici. Ricordo quanto e come i lavoratori aspettassero l’uscita di quel foglio”.
Ma i ricordi sono tanti. Impossibili da raccogliere in una telefonata. Così è una frase a sintetizzare quel che Amprino e quelli che hanno conosciuto, apprezzato e amato Giorgio Falca si portano dentro: “I migliori se ne vanno…”. Qualche mese fa, a gennaio, se n’è andato don Gian Piero Piardi, cognato di Falca, sacerdote e giornalista sempre vicino agli operai. Lunedì se n’è andato Giorgio. I lavoratori hanno due amici in meno sulla terra e due amici in più nel cielo. Mai come in questo periodo c’è bisogno del loro aiuto.
Bruno Andolfatto
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Grazie Bruno. Grazie anche per aver coinvolto Aurelio, che papà stimava e del quale ha scritto, in una lettera di saluto: "soprattutto grazie ad Aurelio che nei momenti difficili è sempre stato un fidato confidente, sincero, ma principalmente un grande Amico".
Purtroppo non son riuscito a venire a salutare Giorgio per l'ultima volta. Ma è una persona che, per la sua semplicità e la sua saggezza, non dimenticherò mai. Saluti a tutti voi. E non piangete per averlo perso (anche se il dolore è grande), ringraziate piuttosto per averlo avuto con voi. Ciao
Non mi dimenticherò mai di te, eri come il papà che non ho mai avuto e che ho sempre sognato…semplice ma unico…ciaoMeri